• 26 Settembre 2022

Le tecnologie Spinoff Apollo che utilizziamo ancora oggi

Neil Armstrong cammina sulla luna durante l'Apollo 11

Molte delle tecnologie che usiamo oggi hanno avuto inizio nella missione Apollo 11.

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La missione Apollo del 1969, ci diede una varietà di spinoff che raramente notiamo, dai tetti degli stadi di calcio alle confezioni con cui impacchettiamo il nostro cibo, ma noi ovviamente, mentre festeggiamo il 50° anniversario dell’Apollo 11, ricordiamo, l’atterraggio sulla Luna, la bandiera americana e “un piccolo passo” di Neil Armstrong.

La Space Act del 1958 obbligò la NASA di trovare la più ampia applicazione pratica alle sue tecnologie e a condividere i benefici dei risultati delle sue missioni nel modo più ampio possibile.

In altre parole, le tecnologie impiegate nello spazio possono e devono essere utilizzate qui sulla Terra.

Quando spingi i limiti di ciò che è possibile, quando risolvi sfide completamente nuove, le tecnologie che crei hanno anche applicazioni più ampie

ha detto Daniel Coleman, direttore della rivista annuale Spinoff della NASA in una recente intervista.

Iniziato nel 1976, il rapporto annuale ha messo in luce più di 2.000 tecnologie in commercio sviluppate dalle missioni spaziali della NASA.

Quali sono alcuni degli spin-off NASA più conosciuti?

La fotocamera del tuo telefono cellulare è uno spinoff della NASA. Il sensore di immagini digitale, noto come sensore CMOS o sensore di ossido di metallo complementare, è stato originariamente creato da un ingegnere della NASA per realizzare una telecamera più piccola per lo spazio rispetto alla tecnologia CCD esistente.

Il sensore CMOS è diventato lo standard nelle fotocamere digitali. Una GoPro utilizza la tecnologia NASA.

Un altro spinoff è Il Memory-foam, questa “schiuma” è stata effettivamente sviluppata da un progetto della NASA che guardava alla sicurezza degli aerei. Ora è nei materassi, nei cuscini e nei posti a teatro.

In seguito alla tragedia dell’Apollo 1 , la NASA stava cercando di ridisegnare le tute spaziali Apollo, per renderle resistenti al fuoco. Hanno cercato un materiale che fosse durevole, forte, leggero, flessibile e non combustibile. Quello su cui si orientarono fu un tessuto di fibra di vetro rivestito di Teflon. La società che ha aiutato la NASA a sviluppare questa nuova tuta spaziale è andata via e la ha trasformata in un tessuto architettonico, e ora è dappertutto.

Molti stadi in tutto il mondo utilizzano questo tessuto bianco, un tessuto per tensostrutture ora fondamentale nell’architettura. È inconfondibile una volta che lo vedi.

una struttura del tetto Birdair con tessuto originariamente realizzato per tute resistenti al fuoco Apollo 11
Le strutture del tetto di Birdair, utilizzando il tessuto originariamente sviluppato per le tute spaziali Apollo, ora adornano edifici come questo. 
(Credito immagine: Government of Brazil, CC BY 3.0)

Un altro spinoff che è diventato onnipresente è un insieme di standard di sicurezza alimentare noto con il nome HACCP ( Hazard Analysis and Critical Control Point ). Poiché la NASA stava cercando di mandare le persone nello spazio, aveva bisogno di imballare tutto il necessario. In particolare con la preparazione del cibo, la NASA voleva assicurarsi che gli astronauti non avrebbero avuto problemi di stomaco quando erano in orbita attorno alla Luna.

Hanno lavorato con la Pillsbury Company per studiare nuovi standard per testare la sicurezza del cibo. Era tutto cibo sottovuoto quello che mandavano con gli astronauti. Pillsbury in seguito ha iniziato a utilizzare questo standard anche per sé, e alla fine è diventato lo standard nel settore della sicurezza alimentare.

cibo confezionato sottovuoto
La NASA ha collaborato con la Pillsbury Company per creare un nuovo approccio sistematico al controllo di qualità. 
Ora noto come analisi dei rischi e punti critici di controllo (HACCP), il metodo è diventato uno standard industriale per la protezione degli alimenti. 
(Credito d’immagine: William Bryan)

Vorrei anche menzionare la tecnologia dei sistemi fly-by-wire. All’inizio gli aerei, quando un pilota tirava indietro il joystick, tutto si muoveva attraverso cavi e parti fisiche; il pilota poteva effettivamente spostare fisicamente componenti di un aereo tirando dei fili.

L’idea di avere un computer di volo che gestisse tutti i comandit del pilota, l’invio di segnali e il controllo delle parti attraverso una connessione digitale, in realtà, è avvenuta al fine di abilitare l’Apollo Guidance Computer, utilizzato durante le missioni Apollo.

Dryden Flight Research Center (ora Armstrong Flight Research Center) ha lavorato con questa tecnologia e ha sviluppato il primo velivolo fly-by-wire . Per la prima volta, questi piloti non controllavano i timoni e i vari componenti meccanicamente, un computer lo stava facendo per loro.

Al giorno d’oggi, è dappertutto. Ogni volo che fai, ogni aereo commerciale usa il fly-by-wire.

il primo Fly-by-wire
nel 1972, il Dryden Flight Research Center della NASA ha dimostrato come utilizzare i computer per prendere decisioni di controllo del volo ad alta velocità. 
Ecco una foto del 1972 di un aereo F-8 Digital Fly-By-Wire (DFBW) in volo. 
(Credito immagine: NASA)

Ci sono tecnologie spinoff Apollo che forse ti sorprenderanno

La gente potrebbe essere sorpresa di apprendere che la coperta d’emergenza, il sottile foglio metallizzato altamente riflettente, altrimenti noto come isolamento con barriera radiante, in realtà è venuto fuori dalla ricerca su come isolare le astronavi nello spazio.

Se per un astronauta, nelle estreme temperature dello spazio, avessimo usato un isolamento “classico”, avremmo avuto bisogno di una tuta spaziale spessa decine di centimentri. La NASA aveva bisogno di qualcosa che fosse ovviamente molto più flessibile e facile da trasportare. Le prime ricerche della NASA hanno portato a questo materiale ora molto diffuso

i corridori indossano coperte spaziali, note anche come coperte di emergenza, sviluppate dalla NASA nel 1964
Le coperte spaziali, note anche come coperte di emergenza, furono sviluppate per la prima volta dalla NASA nel 1964. (Image Credit: ADM Inc.)

Anche le batterie degli apparecchi acustici sono uno spinoff della NASA. La NASA ha usato batterie ricaricabili di argento-zinco durante le missioni Apollo. Era ancora una specie di tecnologia di nicchia, ma la NASA ha continuato a svilupparla anche se alla fine l’ha abbandonata.

Una società ha preso quella tecnologia ed ha realizzato una batteria per apparecchi acustici ricaricabili in argento e zinco. Era unica nel suo genere, durava tutto il giorno con una singola carica e poteva anche essere ricaricata più e più volte. Aveva risolto quello che era un grosso problema per chi usava quegli apparecchi, la durata della batteria.

Le tecnologie, grazie ad alcune delle infrastrutture e dei software digitali dell’epoca, possono avere una portata globale che non potevamo comprendere ai tempi delle missioni Apollo.

I satelliti per l’osservazione della Terra danno anche benefici agli agricoltori di tutto il mondo. Il software dei satelliti della NASA fornisce loro previsioni sui raccolti, per esempio. Al giorno d’oggi i terreni agricoli sono lavorati da trattori auto-guidanti, grazie in parte al software NASA che esegue alcune correzioni chiave ai dati GPS, che lo rende preciso fino a pochi centimetri anziché metri.

Ricordiamo l’Apollo 11 per i momenti più ovvi come l’atterraggio sulla Luna, ma c’è ben altro.

Ciò che ci ha portati a gioire di quei momenti è stata la lotta per superare sfide ed ostacoli di ogni genere, a cui migliaia di persone alla NASA ha partecipato. Grazie al loro genio, alla loro determinazione e al loro sacrificio, hanno creato così tante tecnologie che sono uscite dalla NASA in quel momento, molte delle quali sono diventate spinoff.

Mentre celebriamo l’anniversario dello sbarco sulla Luna, la gente dovrebbe prendersi un po’ di tempo per riflettere sulle migliaia di persone che hanno reso possibili quei voli, che hanno reso possibile l’Apollo, all’epoca, non era affatto scontato che saremmo arrivati sulla Luna. 

Siamo arrivati ​​lì, perché queste persone hanno risolto un problema dopo l’altro. Grazie a loro, tra le altre cose, non solo siamo arrivati sulla Luna, ma abbiamo anche questi benefici “secondari” sotto forma di spinoff, che avvantaggiano la nostra vita sulla Terra ancora oggi.

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valerio sanna

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