• 26 Novembre 2022

Spread commodities – La Soia e i suoi dilemmi 😂

Spread Commodities
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Spread commodities: Cos’è e come funziona.

Una doverosa premessa. Il mercato dei future è fondamentalmente “gestito” dalle cosiddette mani forti ovvero da chi muove grandi capitali e che, quindi, non gradisce la presenza di piccoli investitori nel redditizio mercato dei future.

Questo fa si che ci sia la cosiddetta “caccia allo stop” ovvero grandi e brusche oscillazioni dei future che provocano l’uscita dal mercato dei piccoli investitori. Questo per chi investe in un solo contratto future.

E’ qui che entra in gioco la tecnica dello spread commodities ovvero l’acquisto in contemporanea di due o più contratti, solitamente uno in acquisto (LONG) e l’altro in vendita (SHORT). Fatto questo che consente la non tracciabilità da parte delle mani forti. Una sorta di assicurazione sull’operazione che la rende appena meno profittevole ma ugualmente molto appetibile.

Ritorno superiore al 50%

In media, chi opera nello spread commodities, ha un ritorno annuo superiore al 50%.

Detto questo. Si studia l’andamento degli spread nel corso degli anni e quanto la media, soprattutto sui 5 anni (linea rossa) risulta correlata con quella degli ultimi 15 anni (linea blu).

Un mix di analisi tecnica e storica, dovuta alla stagionalità delle materie prime. Ognuna ha il proprio “raccolto”.

La Soia e i suoi dilemmi

Da lato pratico, gli esempi non mancano. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello della Soia. Uno spread dove siamo entrati a fine maggio e che sta seguendo il suo andamento stagionale in modo scolastico.

È così che, a fronte di un costo pari a $900, in questo momento è arrivato a segnare un +$1500 ovvero +166% per chi è entrato nello spread. Non è lontano dal primo obiettivo fissato, che vede il Take Profit a quota $1800, segnando quindi un +200%.

Per gli spiriti più forti poi, si può rimanere dentro e seguire l’andamento se raggiunge il secondo Take Profit, fissato a +$3000. Questo farebbe segnare un +333%

Le operazioni sugli spread commodities, sono sicuramente meno aggressive di quelle Intraday, durano da 30 gg fino a diversi mesi, ma molto più remunerative.

Ci si chiede perché in Italia sia un tipo di operatività poco conosciuta.

Il tutto è fondamentalmente dovuto al fatto che siamo uno dei paesi con uno dei più bassi tassi di educazione finanziaria. Questo fa si che ci sia un affidamento quasi completo a quello che ci offre la banca che guadagna dal numero di transazioni. E, visto che con questa tecnica si fanno poche operazioni al mese, si viene tenuti ben lontani da questi lauti profitti.

Una curiosità, legata al grafico che vedete. Siamo a un bivio ovvero, scegliere un atteggiamento soft oppure un po’ più aggressivo? Per chi mi segue credo che consiglierò il primo approccio ovvero stare tranquillamente seduto a seguire la stagionalità. Per il mio portafoglio personale, mi sto chiedendo se sia il caso di chiudere la posizione in previsione di un ritracciamento che potrebbe durare una settimana, e rientrare poi nello spread. Questo consentirebbe di portare a casa qualche altra “soddisfazione”.

Maurizio Porcu
Analista Finanziario – Educatore Patrimoniale

Per maggiori informazioni, mandatemi una email cliccando questo link.

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