• 11 Maggio 2026

Apple e Samsung sono gli ultimi in classifica. Possibile?

Apple e Samsung sono gli ultimi in classifica
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I due marchi di smartphone più venduti al mondo si trovano agli ultimi posti in una classifica che misura qualcosa di diverso dalle prestazioni, dall’autonomia o dalla qualità fotografica: la possibilità concreta di riparare il proprio dispositivo. Il report “Failing the Fix 2026” dell’US PIRG Education Fund ha analizzato 105 dispositivi di tutti i principali produttori, e il risultato è inequivocabile. Apple ottiene un D-, il voto più basso tra tutti i brand analizzati. Samsung si ferma a un D, appena sopra. Motorola guida la classifica con un B+. Google si colloca a metà con un C-.

Questi numeri non riguardano soltanto la facilità di smontaggio di un telefono. Riguardano il costo di una riparazione, la disponibilità dei ricambi, l’accessibilità alla documentazione tecnica, il supporto software nel tempo e — aspetto sempre più rilevante — l’impatto ambientale di dispositivi progettati per durare il meno possibile prima di diventare rifiuti elettronici. Per capire il significato profondo di questo report, è necessario ripercorrerne l’origine, la metodologia e le implicazioni normative che stanno cambiando il mercato europeo e globale.


Chi è l’US PIRG Education Fund e cosa misura il report

L’US PIRG Education Fund è un’organizzazione americana non profit di advocacy per i consumatori, attiva su temi legati all’ambiente, alla trasparenza del mercato e ai diritti degli acquirenti. Da anni conduce ricerche e campagne sul diritto alla riparazione (Right to Repair), un movimento che sostiene la necessità che chi acquista un prodotto possa intervenire su di esso liberamente, senza essere costretto a rivolgersi esclusivamente ai centri autorizzati del produttore.

La quinta edizione del report, denominata “Failing the Fix 2026”, adotta per la prima volta un sistema di misurazione diverso rispetto alle edizioni precedenti. Abbandona il vecchio indice francese di riparabilità — introdotto dalla Francia come iniziativa normativa pionieristica — e adotta il sistema europeo EPREL (European Product Registry for Energy Labelling), entrato in vigore in tutta l’Unione Europea il 20 giugno 2025. Questo cambio di metodologia non è un dettaglio tecnico secondario: l’EPREL è uno strumento più rigido, più articolato e più aderente alla realtà delle riparazioni nella vita quotidiana.

I parametri su cui si basa la valutazione EPREL per gli smartphone includono sei dimensioni principali:

  • Facilità di smontaggio (disassembly depth): quanti passaggi sono necessari per accedere ai componenti principali, con un peso del 25% sul punteggio finale.
  • Disponibilità dei ricambi: se e con quale rapidità si possono ottenere parti di sostituzione (schermo, batteria, connettore di ricarica, fotocamera).
  • Accesso alla documentazione tecnica: se i manuali di riparazione e gli schemi sono pubblicamente disponibili per tecnici indipendenti e utenti finali.
  • Compatibilità degli strumenti: se le operazioni di riparazione richiedono attrezzature speciali proprietarie o strumenti standard.
  • Durata del supporto software dichiarato: per quanti anni il produttore garantisce aggiornamenti al sistema operativo, poiché un dispositivo senza aggiornamenti di sicurezza ha di fatto una “data di morte” operativa.
  • Complessità reale delle riparazioni: valutata in base a dati concreti sulle operazioni più comuni, come la sostituzione della batteria.

Il “parts pairing”: il nemico silenzioso della riparazione

Uno degli elementi più discussi nel report è il cosiddetto “parts pairing” — o accoppiamento dei componenti. Si tratta di una pratica software per cui un componente fisico (una batteria, uno schermo, una fotocamera) viene legato via firmware a uno specifico dispositivo. Se si tenta di sostituire quel componente con uno proveniente da un altro dispositivo identico — o acquistato da un riparatore indipendente — il telefono può mostrare messaggi di errore, disabilitare funzioni o non riconoscere il nuovo pezzo come autentico.

Apple è il produttore più citato in relazione a questa pratica. Anche se nel corso degli anni la casa di Cupertino ha progressivamente allentato alcune restrizioni, il parts pairing rimane in vigore su componenti critici come il Face ID, la batteria e lo schermo. Il report PIRG sottolinea esplicitamente che questa restrizione non riguarda solo Apple: altre aziende adottano pratiche simili. Ma Apple viene indicata come il caso più emblematico e con il perimetro di restrizioni più esteso.

L’organizzazione Right to Repair Europe, che ha seguito da vicino l’evoluzione normativa europea, aveva chiesto esplicitamente che il parts pairing fosse bandito dalla nuova regolamentazione UE. La richiesta non è stata accolta: la normativa consente ai produttori di mantenere l’accoppiamento software “per ragioni di sicurezza o incolumità”. Questa eccezione è considerata da molti osservatori un’apertura troppo ampia, che rischia di essere sfruttata sistematicamente dai produttori per mantenere il controllo sulle catene di riparazione.


Apple: il voto più basso, tra hardware e software

Il punteggio D- di Apple — il peggiore tra tutti i marchi analizzati — deriva da una combinazione di scelte hardware e software. Sul piano fisico, gli iPhone richiedono più passaggi di smontaggio rispetto alla media degli altri smartphone. La combinazione di viti pentalobe (un formato proprietario ideato per rendere più difficile l’apertura senza attrezzatura specifica), adesivi industriali e componenti strettamente interconnessi rende ogni intervento più complesso e rischioso.

Sul fronte software, il parts pairing applicato al Face ID è considerato una barriera particolarmente rilevante: il sistema di riconoscimento facciale è legato al processore di sicurezza (Secure Enclave) del dispositivo, e non può essere sostituito da tecnici indipendenti senza perdere la funzionalità. Questo riguarda una delle componenti di sicurezza più usate dagli utenti quotidianamente.

Va riconosciuto che Apple ha compiuto passi avanti negli ultimi anni: il programma Self Service Repair lanciato nel 2022 ha reso disponibili parti originali e manuali a utenti privati negli Stati Uniti e successivamente in Europa. L’iPhone 16, introdotto nel 2024, ha adottato un nuovo telaio interno che facilita leggermente la rimozione della batteria. Tuttavia, il report registra che questi miglioramenti non sono stati sufficienti a cambiare il posizionamento complessivo del brand, soprattutto considerando che il parts pairing rimane pienamente operativo.

Sul fronte del supporto software, Apple dichiara aggiornamenti per un periodo che tipicamente supera i cinque anni, il che è un elemento positivo. Tuttavia, il sistema di classificazione “vintage” (più di cinque anni dalla fine della vendita) e “obsoleto” (più di sette anni) crea comunque una finestra temporale oltre la quale i dispositivi, per quanto funzionanti, smettono di ricevere aggiornamenti critici.


Samsung: un D che meraviglia, soprattutto per il software

Il punteggio D di Samsung è altrettanto sorprendente se si considera che il produttore coreano ha costruito negli ultimi anni una reputazione di apertura alla riparazione. Samsung ha ampliato la disponibilità dei ricambi, ha stretto accordi con iFixit per la distribuzione di parti originali e ha lanciato programmi di autoripararazione. Eppure, il report la penalizza duramente su un aspetto specifico: nella registrazione EPREL, Samsung dichiara soltanto cinque anni di supporto software — il minimo richiesto dalla normativa europea. E secondo il sistema di punteggio EPREL, questa dichiarazione corrisponde al voto più basso possibile in quella categoria.

Questo crea un paradosso: Samsung Galaxy S25 promette nella pratica aggiornamenti per sette anni, ma la dichiarazione formale registrata nel database europeo si ferma al minimo obbligatorio. Il gap tra la comunicazione di marketing e i dati regolatori ufficiali penalizza il punteggio complessivo in maniera determinante. È un problema di trasparenza nei confronti del sistema di classificazione ufficiale, non necessariamente di effettiva carenza del supporto.

Sul piano hardware, Samsung è messa all’angolo da scelte progettuali simili a quelle di Apple: corpo posteriore in vetro incollato, componenti difficilmente accessibili, necessità di attrezzature specifiche per interventi base. La sostituzione della batteria — uno degli interventi più frequenti nel ciclo di vita di uno smartphone — richiede comunque un livello di competenza tecnica superiore a quello di altri brand.


Motorola B+: cosa significa davvero essere “riparabili”

All’estremo opposto della classifica, Motorola conquista il primo posto con un B+. Il vantaggio del brand — di proprietà di Lenovo — riguarda soprattutto la semplicità strutturale dei dispositivi, la minore dipendenza da adesivi industriali e la maggiore accessibilità dei componenti. Non è un caso che i dispositivi Motorola vengano spesso citati nei video di teardown come esempi di progettazione relativamente aperta.

Va però sottolineato che il confronto non è del tutto simmetrico. Motorola non compete sugli stessi segmenti di mercato di Apple e Samsung per quanto riguarda le fasce premium. I dispositivi più costosi tendono a incorporare materiali e tecnologie (vetro curvato, impermeabilità avanzata, fotocamere periscope) che per loro natura rendono la struttura più complessa. La sfida vera — quella che il report lancia implicitamente ai grandi produttori — è dimostrare che è possibile coniugare design premium e riparabilità, come alcuni modelli di Fairphone hanno già dimostrato nel corso degli anni.

Google si posiziona a metà classifica con un C-, un risultato che riflette uno sforzo reale ma ancora incompleto. I Pixel hanno migliorato la propria struttura nel tempo, e Google ha siglato accordi per rendere disponibili i ricambi attraverso canali indipendenti. Tuttavia, il parts pairing e alcune restrizioni software mantengono il punteggio al di sotto della sufficienza nella scala del report.


Laptop: Apple ancora ultima, ASUS in testa

Il report non si limita agli smartphone. L’analisi si estende ai computer portatili, con risultati che confermano un pattern simile anche se con metodologia diversa (per i laptop viene utilizzato l’indice di riparabilità francese anziché l’EPREL).

La classifica dei laptop premia ASUS con un B+, seguita da Acer con un B. HP, Dell, Samsung e Microsoft si attestano su un B-, mentre Lenovo ottiene una C. Apple chiude ancora la classifica con un C-, penalizzata dalla progettazione dei MacBook.

I MacBook rappresentano da anni un caso emblematico nel dibattito sulla riparabilità. La memoria saldata direttamente sulla scheda madre, i componenti incollati e la difficoltà di accesso all’interno del dispositivo rendono quasi impossibile qualsiasi intervento al di fuori dei centri Apple autorizzati. Il MacBook Neo — lanciato nel periodo coperto dal report — ha introdotto alcune migliorie, ma queste non erano ancora state incluse nei dati delle fonti europee alla data di compilazione dello studio, lasciando il punteggio di Apple invariato rispetto all’edizione 2025.

Lenovo, al contrario, ha migliorato significativamente la propria posizione rispetto alle edizioni precedenti del report grazie a interventi concreti sulla documentazione tecnica e sull’accessibilità dei componenti nei modelli ThinkPad in particolare.


La normativa europea: cosa cambia dal 2025 e cosa cambierà dal 2027

Il contesto normativo in cui si inserisce questo report è fondamentale per capire perché i punteggi EPREL abbiano oggi un peso che non avevano in passato. Il 20 giugno 2025, l’Unione Europea ha reso operative le disposizioni del Regolamento (UE) 2023/1670 sull’Ecodesign e del Regolamento (UE) 2023/1669 sull’etichettatura energetica per smartphone e tablet. Si tratta delle normative più ambiziose mai applicate a dispositivi mobili in termini di sostenibilità.

I requisiti principali introdotti includono:

  • Resistenza alle cadute: i dispositivi devono superare almeno 45 cadute accidentali senza perdita di funzionalità.
  • Longevità della batteria: le batterie devono mantenere almeno l’80% della capacità originale dopo 800 cicli di carica e scarica.
  • Disponibilità dei ricambi: i produttori devono rendere disponibili almeno 15 tipologie di ricambi ai riparatori professionali entro 5-10 giorni lavorativi, e mantenerli disponibili per almeno 7 anni dalla fine della commercializzazione del modello. Per gli utenti finali, la lista si riduce a 5 categorie di ricambi.
  • Aggiornamenti software: devono essere garantiti per almeno 5 anni dalla fine della commercializzazione.
  • Accesso alla documentazione: i riparatori professionali devono avere accesso non discriminatorio a software, firmware e informazioni tecniche necessarie per le riparazioni.
  • Etichetta energetica EPREL: ogni dispositivo deve esporre un’etichetta standardizzata che include il grado di efficienza energetica (da A a G), l’autonomia della batteria, la resistenza alle cadute, la protezione da polvere e acqua, e il grado di riparabilità.

L’impatto potenziale di queste norme è enorme: la Commissione Europea stima che il passaggio da una vita media di 3 a 4,1 anni per uno smartphone di fascia media corrisponda a una riduzione significativa delle vendite annuali, con effetti positivi sul volume di rifiuti elettronici prodotti. Le nuove regole potrebbero far risparmiare ai consumatori europei fino a 20 miliardi di euro all’anno e ridurre il consumo energetico di 14 TWh.

Un orizzonte ancora più rilevante si apre per il 2027, quando le stesse normative si estenderanno ai laptop e ai tablet in senso più ampio, e quando è atteso il riesame delle regole esistenti. Molti esperti si aspettano che in quella sede vengano introdotti limiti ai prezzi dei ricambi e una stretta più decisa sul parts pairing.


Le lacune della normativa: cosa manca ancora

Nonostante i progressi, la coalizione Right to Repair Europe — che ha seguito e influenzato il processo legislativo — ha espresso riserve significative sulla normativa approvata.

Il punto più critico riguarda il prezzo dei ricambi. Le nuove regole obbligano i produttori a dichiarare i prezzi indicativi dei pezzi di ricambio, ma non li vincolano a quei prezzi. Non esistono tetti di prezzo, e un’azienda può tecnicamente rispettare la legge dichiarando un prezzo e poi applicarne uno diverso. Questo è considerato un’occasione mancata rispetto all’approccio del vecchio indice francese, che includeva il costo della riparazione nel calcolo del punteggio.

Il parts pairing rimane permesso, come già detto, grazie all’ampia eccezione per “ragioni di sicurezza”. Questa clausola preoccupa molto le associazioni di consumatori e i riparatori indipendenti, che temono un suo utilizzo sistematico per mantenere il controllo delle catene di riparazione.

Infine, l’accesso ai ricambi è garantito ai riparatori professionali, ma con restrizioni più severe per gli utenti finali. Chi vuole intervenire autonomamente sul proprio dispositivo ha accesso a un numero molto inferiore di componenti rispetto ai tecnici accreditati, il che limita di fatto il diritto all’autoripararazione.


L’e-waste: il costo ambientale della scarsa riparabilità

Dietro ai voti e alle classifiche si nasconde una questione ambientale di portata globale. L’Unione Europea produce ogni anno milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. Gran parte di questi deriva da dispositivi che vengono sostituiti non perché smettano di funzionare, ma perché la loro riparazione è diventata economicamente o praticamente impossibile.

Uno schermo rotto che costerebbe pochi euro da riparare su un dispositivo progettato per essere aperto diventa una spesa proibitiva su un dispositivo che richiede attrezzatura specializzata e ore di lavoro. Una batteria che non riesce più a tenere la carica porta alla sostituzione dell’intero telefono quando, su un dispositivo con batteria accessibile, richiederebbe cinque minuti e pochi euro.

Il report PIRG sottolinea esplicitamente la correlazione tra scarsa riparabilità e aumento degli e-waste, e penalizza nel punteggio complessivo i brand che si oppongono attivamente alle leggi sul diritto alla riparazione nei processi legislativi. Questa posizione aggiunge una dimensione etica alla valutazione puramente tecnica: non si tratta solo di come è fatto un prodotto, ma di come il produttore si comporta nei confronti delle politiche pubbliche che riguardano i propri utenti.


Il futuro: riparabilità come criterio d’acquisto

Il report “Failing the Fix 2026” arriva in un momento in cui il tema della riparabilità sta lentamente ma concretamente entrando nei criteri di scelta dei consumatori. L’introduzione delle etichette EPREL nei punti vendita europei significa che chiunque entri in un negozio può vedere con un’occhiata il grado di riparabilità di uno smartphone prima di acquistarlo, accanto a informazioni su efficienza energetica e resistenza.

Questo cambiamento non è solo informativo: è strutturale. Come l’etichetta energetica degli elettrodomestici ha spinto i produttori a migliorare l’efficienza delle lavatrici e dei frigoriferi nel corso di decenni, così l’etichetta di riparabilità può incentivare — almeno nel lungo periodo — progettazioni più aperte, ricambi più accessibili, software più longevo.

La direzione, tuttavia, dipende anche dalla risposta del mercato. Se i consumatori inizieranno a scegliere dispositivi con punteggi di riparabilità più alti, le aziende avranno un incentivo economico a migliorare. Se le vendite di Apple e Samsung rimarranno immuni ai voti D e D- del report PIRG, il cambiamento sarà guidato solo dalla normativa — lenta, spesso parziale, sempre soggetta alle pressioni dei grandi produttori.

Una cosa è certa: il dibattito sulla riparabilità non è più una nicchia da appassionati di teardown. È diventato un tema centrale di politica industriale, tutela del consumatore e sostenibilità ambientale. E il “Failing the Fix 2026” è oggi il documento di riferimento più aggiornato e rigoroso per capire dove si trovano i principali produttori su questa scala.


Riepilogo delle classifiche

Smartphone (metodologia EPREL):

ProduttorePunteggio
MotorolaB+
GoogleC-
SamsungD
AppleD-

Laptop (indice francese di riparabilità):

ProduttorePunteggio
ASUSB+
AcerB
HP, Dell, Samsung, MicrosoftB-
LenovoC
AppleC-

Fonti: US PIRG Education Fund “Failing the Fix 2026”; Commissione Europea, Regolamento (UE) 2023/1670 e 2023/1669; European Product Registry for Energy Labelling (EPREL); Right to Repair Europe; TechSpot; Android Authority; AppleInsider.

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valerio sanna

Vsx Blog : il mio punto di vista sul mondo del web, dell'innovazione e della scienza.

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