• 13 Gennaio 2026

Chi è davvero Satoshi Nakamoto? Chi ha inventato Bitcoin?

Chi è Satoshi Nakamoto
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Craig Wright ha dichiarato nel 2016 di aver usato lo pseudonimo Satoshi Nakamoto per lanciare Bitcoin. Ma chi è davvero Satoshi Nakamoto, il misterioso creatore della prima criptovaluta al mondo?

Il mistero di Satoshi Nakamoto

Il 31 ottobre 2008, una persona o un gruppo usando lo pseudonimo Satoshi Nakamoto pubblicò un documento di nove pagine intitolato “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System” su una mailing list di crittografia. Questo white paper descriveva un sistema di moneta elettronica decentralizzato che avrebbe rivoluzionato il mondo finanziario. Il 3 gennaio 2009, Nakamoto estrasse il primo blocco di Bitcoin, noto come “Genesis Block”, dando vita alla blockchain di Bitcoin.

Nei mesi successivi, Nakamoto comunicò attivamente con altri sviluppatori, perfezionando il codice e rispondendo a domande tecniche sulla mailing list e tramite email private. Le sue comunicazioni erano tecnicamente precise ma prive di dettagli personali. Nel dicembre 2010, Nakamoto scomparve dalla scena pubblica, lasciando il progetto nelle mani di altri sviluppatori come Gavin Andresen. Da allora, il vero Satoshi Nakamoto non si è mai fatto avanti con prove definitive.

Si stima che Nakamoto possieda circa un milione di Bitcoin estratti nei primi giorni della rete, un patrimonio che oggi varrebbe decine di miliardi di dollari. Questi Bitcoin non sono mai stati spesi, alimentando ulteriormente il mistero sulla vera identità del creatore.

Il caso Craig Wright

Craig Wright, uno scienziato informatico australiano, è emerso pubblicamente nel maggio 2016 affermando di essere Satoshi Nakamoto. Wright aveva un background in sicurezza informatica e aveva lavorato in diverse aziende tecnologiche. Ha anche sostenuto di aver contribuito allo sviluppo di sistemi di gioco d’azzardo online e di avere esperienza nello sviluppo blockchain.

Quando Wright decise di rivelare la sua presunta identità, fornì alcune prove tecniche, inclusa la firma di messaggi con chiavi crittografiche che sosteneva appartenessero a Satoshi. Tuttavia, la comunità crittografica accolse queste prove con profondo scetticismo. Gli esperti notarono che le firme fornite da Wright erano già disponibili pubblicamente sulla blockchain e potevano essere state semplicemente copiate, non generando così una prova autentica della sua identità.

La controversia legale con la famiglia Kleiman

La situazione si complicò ulteriormente quando la famiglia di Dave Kleiman, un esperto forense informatico deceduto nel 2013, citò Wright in giudizio nel 2018. La famiglia Kleiman sosteneva che Dave e Craig avessero collaborato alla creazione di Bitcoin e che Wright avesse fraudolentemente acquisito il controllo di Bitcoin e proprietà intellettuale che appartenevano in parte a Kleiman.

Il processo, tenutosi a Miami nel 2021, divenne uno dei casi legali più seguiti nel mondo delle criptovalute. La giuria dovette valutare se esistesse una partnership tra Wright e Kleiman e se Wright avesse agito in modo fraudolento nel gestire i presunti asset comuni.

Alla fine, la giuria si pronunciò in gran parte a favore di Wright su 6 dei 7 capi d’accusa. Tuttavia, Wright fu condannato a pagare 100 milioni di dollari (non miliardi come erroneamente riportato in alcune fonti) alla famiglia Kleiman per violazione della proprietà intellettuale relativa a W&K Info Defense Research LLC, una società che i due avevano apparentemente formato insieme.

È importante notare che questa sentenza non stabilì legalmente che Wright fosse Satoshi Nakamoto. La giuria determinò semplicemente che non c’erano prove sufficienti di una partnership per la creazione di Bitcoin tra Wright e Kleiman.

Il rifiuto della comunità crittografica

Nonostante le affermazioni di Wright e le dichiarazioni dei suoi avvocati, la stragrande maggioranza della comunità Bitcoin e crittografica rifiuta categoricamente l’idea che Craig Wright sia Satoshi Nakamoto. Diversi fattori hanno contribuito a questo scetticismo:

Mancanza di prove crittografiche convincenti: La prova più semplice e definitiva dell’identità di Satoshi sarebbe spostare alcuni dei Bitcoin estratti nei primi blocchi o firmare un messaggio con le chiavi private associate agli indirizzi di Satoshi. Wright non ha mai fornito tali prove in modo verificabile pubblicamente.

Errori tecnici: Nelle sue presentazioni e documenti, Wright ha commesso errori tecnici che un programmatore del calibro di Satoshi difficilmente avrebbe fatto, secondo gli esperti.

Comportamento controverso: Wright ha intrapreso numerose azioni legali contro figure prominenti della comunità Bitcoin che hanno messo in dubbio le sue affermazioni, un comportamento che molti considerano incompatibile con l’etica originale di decentralizzazione e libertà di Bitcoin.

La sentenza britannica del 2024

Nel marzo 2024, un tribunale britannico emise una sentenza definitiva stabilendo che Craig Wright non è Satoshi Nakamoto. Il giudice dell’Alta Corte di Londra concluse che Wright aveva mentito “ripetutamente e in modo completo” nelle sue affermazioni e che aveva falsificato documenti per supportare la sua pretesa. Questa sentenza rappresentò un importante punto di svolta legale nella saga di Wright.

Il tribunale vietò inoltre a Wright di continuare a intentare cause legali basate sulla sua presunta identità come Satoshi. Questa decisione fu accolta con favore dalla comunità Bitcoin, che aveva visto Wright utilizzare minacce legali per intimidire sviluppatori e ricercatori.

Altri possibili candidati

Nel corso degli anni, numerose persone sono state proposte come possibili Satoshi Nakamoto:

Hal Finney: Uno dei primi sviluppatori Bitcoin che ricevette la prima transazione Bitcoin da Satoshi. Finney, deceduto nel 2014, negò sempre di essere Nakamoto, ma alcuni continuano a speculare sul suo coinvolgimento.

Nick Szabo: Informatico e crittografo che aveva sviluppato “Bit Gold”, un precursore concettuale di Bitcoin. Szabo ha costantemente negato di essere Satoshi, nonostante analisi stilometriche suggeriscano somiglianze nella scrittura.

Dorian Nakamoto: Un ingegnere giapponese-americano identificato da una rivista nel 2014 basandosi sul suo nome. Dorian negò qualsiasi coinvolgimento e lo stesso Satoshi (o qualcuno con accesso al suo account) riapparve brevemente online per dichiarare “I am not Dorian Nakamoto”.

Adam Back: Inventore di Hashcash, una tecnologia citata nel white paper di Bitcoin. Back è considerato da alcuni come un possibile candidato, anche se non ci sono prove concrete.

Un gruppo di persone: Alcuni teorizzano che Satoshi possa essere stato un gruppo di sviluppatori che lavoravano insieme, il che spiegherebbe la vasta gamma di competenze dimostrate.

L’importanza dell’anonimato

Molti membri della comunità Bitcoin credono che l’anonimato di Satoshi sia fondamentale per la filosofia e il successo di Bitcoin. Una criptovaluta veramente decentralizzata non dovrebbe dipendere dall’autorità o dalla personalità del suo creatore. Il fatto che Satoshi sia scomparso e abbia permesso al progetto di evolversi organicamente ha rafforzato la natura decentralizzata di Bitcoin.

Inoltre, se l’identità di Satoshi fosse nota, quella persona diventerebbe un punto focale di pressione governativa, attenzione mediatica e possibili rischi per la sicurezza personale. L’anonimato protegge non solo Satoshi, ma anche l’integrità del progetto Bitcoin stesso.

Conclusione

Nonostante le affermazioni di Craig Wright e le battaglie legali che ne sono seguite, il mistero dell’identità di Satoshi Nakamoto rimane irrisolto. Le sentenze giudiziarie, compresa quella britannica del 2024, hanno respinto le pretese di Wright, e la comunità crittografica continua a considerarlo un impostore.

La vera identità di Satoshi Nakamoto potrebbe non essere mai rivelata, e forse è meglio così. Bitcoin è cresciuto oltre il suo creatore, diventando un fenomeno globale supportato da milioni di persone. L’eredità di Satoshi non risiede nella sua identità, ma nell’innovazione rivoluzionaria che ha introdotto nel mondo: un sistema di moneta digitale decentralizzato che non richiede fiducia in alcuna autorità centrale.

Che Satoshi sia una singola persona, un gruppo di sviluppatori, o rimanga per sempre un mistero, Bitcoin continua a funzionare esattamente come previsto nel white paper originale del 2008. E questa, forse, è la testimonianza più grande del genio di chi l’ha creato.


Nota finale: Al momento attuale, non esistono prove definitive pubblicamente verificabili che identifichino con certezza Satoshi Nakamoto. Chiunque affermi di essere o di conoscere Satoshi dovrebbe essere in grado di fornire prove crittografiche inconfutabili, come firmare un messaggio con le chiavi private associate ai primi blocchi Bitcoin o spostare Bitcoin dagli indirizzi originali di Satoshi. Fino ad allora, il mistero persiste.

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valerio sanna

Vsx Blog : il mio punto di vista sul mondo del web, dell'innovazione e della scienza.

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