{"id":15802,"date":"2026-10-12T15:38:42","date_gmt":"2026-10-12T13:38:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vsxdesign.com\/blog\/?p=15802"},"modified":"2026-10-12T15:38:44","modified_gmt":"2026-10-12T13:38:44","slug":"miti-e-credenze-popolari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vsxdesign.com\/blog\/lifestyle\/miti-e-credenze-popolari\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 continuiamo a credere ai miti anche quando la scienza li smentisce?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/dp\/B0DYTNGCDR\">Dal gatto nero all&#8217;ombrello aperto in casa, dai vaccini agli alieni: un viaggio nella psicologia delle credenze popolari<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quante volte hai toccato ferro, incrociato le dita o evitato di passare sotto una scala &#8220;per sicurezza&#8221;? Se la risposta \u00e8 &#8220;almeno una volta&#8221;, sei in ottima compagnia. Anche chi si dichiara convintamente razionale concede spesso alla scaramanzia uno spazio piccolo ma tenace: un gesto che non costa nulla e che, nel dubbio, non si sa mai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure basta fermarsi un istante per accorgersi di quanto sia strano. Nessun meccanismo fisico collega un gatto dal pelo scuro alla nostra sfortuna, n\u00e9 un ombrello aperto in salotto a una catena di guai. Sappiamo che non ha senso, e tuttavia lo facciamo lo stesso. Lo stesso schema, per\u00f2, non si limita <a href=\"https:\/\/www.vsxdesign.com\/blog\/internet\/web-marketing-e-seo\/i-contenuti-generati-dallia-spesso-falliscono\/\">ai<\/a> riti innocui: a volte porta a credere che un vaccino causi l&#8217;autismo o che gli alieni abbiano costruito le piramidi, con conseguenze molto meno simpatiche di una chiacchiera al bar.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qui nasce la domanda che d\u00e0 il titolo a questo articolo, e che \u00e8 anche il cuore di un libro: <em>&#8220;Perch\u00e9 ci crediamo? 99 miti e credenze popolari analizzati e smontati dalla scienza&#8221;<\/em>. Perch\u00e9 le credenze infondate sopravvivono, si diffondono e resistono ai fatti? E soprattutto: che cosa si pu\u00f2 fare, concretamente, per smontarle senza far sentire stupido nessuno? Proviamo a rispondere partendo dalla mente umana, passando per tre esempi emblematici, e arrivando agli strumenti che la scienza ci mette a disposizione.<\/p>\n\n\n\n<div id=\"ez-toc-container\" class=\"ez-toc-v2_0_88 counter-hierarchy ez-toc-counter ez-toc-grey ez-toc-container-direction\">\n<div class=\"ez-toc-title-container\">\n<p class=\"ez-toc-title\" style=\"cursor:inherit\">Table of Contents<\/p>\n<span class=\"ez-toc-title-toggle\"><a href=\"#\" class=\"ez-toc-pull-right ez-toc-btn ez-toc-btn-xs ez-toc-btn-default ez-toc-toggle\" aria-label=\"Toggle Table of Content\"><span class=\"ez-toc-js-icon-con\"><span class=\"\"><span class=\"eztoc-hide\" style=\"display:none;\">Toggle<\/span><span class=\"ez-toc-icon-toggle-span\"><svg style=\"fill: #999;color:#999\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" class=\"list-377408\" width=\"20px\" height=\"20px\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\"><path d=\"M6 6H4v2h2V6zm14 0H8v2h12V6zM4 11h2v2H4v-2zm16 0H8v2h12v-2zM4 16h2v2H4v-2zm16 0H8v2h12v-2z\" fill=\"currentColor\"><\/path><\/svg><svg style=\"fill: #999;color:#999\" class=\"arrow-unsorted-368013\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" width=\"10px\" height=\"10px\" viewBox=\"0 0 24 24\" version=\"1.2\" baseProfile=\"tiny\"><path d=\"M18.2 9.3l-6.2-6.3-6.2 6.3c-.2.2-.3.4-.3.7s.1.5.3.7c.2.2.4.3.7.3h11c.3 0 .5-.1.7-.3.2-.2.3-.5.3-.7s-.1-.5-.3-.7zM5.8 14.7l6.2 6.3 6.2-6.3c.2-.2.3-.5.3-.7s-.1-.5-.3-.7c-.2-.2-.4-.3-.7-.3h-11c-.3 0-.5.1-.7.3-.2.2-.3.5-.3.7s.1.5.3.7z\"\/><\/svg><\/span><\/span><\/span><\/a><\/span><\/div>\n<nav><ul class='ez-toc-list ez-toc-list-level-1 eztoc-toggle-hide-by-default' ><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-1\" href=\"https:\/\/www.vsxdesign.com\/blog\/lifestyle\/miti-e-credenze-popolari\/#Prima_di_tutto_i_miti_non_sono_solo_errori\" >Prima di tutto: i miti non sono (solo) errori<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-2\" href=\"https:\/\/www.vsxdesign.com\/blog\/lifestyle\/miti-e-credenze-popolari\/#Il_cervello_e_una_macchina_per_trovare_schemi_anche_dove_non_ci_sono\" >Il cervello \u00e8 una macchina per trovare schemi (anche dove non ci sono)<\/a><ul class='ez-toc-list-level-3' ><li class='ez-toc-heading-level-3'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-3\" href=\"https:\/\/www.vsxdesign.com\/blog\/lifestyle\/miti-e-credenze-popolari\/#Il_corno_il_gatto_nero_e_lombrello\" >Il corno, il gatto nero e l&#8217;ombrello<\/a><\/li><\/ul><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-4\" href=\"https:\/\/www.vsxdesign.com\/blog\/lifestyle\/miti-e-credenze-popolari\/#Quando_il_mito_diventa_pericoloso_il_caso_dei_vaccini_e_dellautismo\" >Quando il mito diventa pericoloso: il caso dei vaccini e dell&#8217;autismo<\/a><ul class='ez-toc-list-level-3' ><li class='ez-toc-heading-level-3'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-5\" href=\"https:\/\/www.vsxdesign.com\/blog\/lifestyle\/miti-e-credenze-popolari\/#Perche_questo_mito_e_cosi_resistente\" >Perch\u00e9 questo mito \u00e8 cos\u00ec resistente?<\/a><\/li><\/ul><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-6\" href=\"https:\/\/www.vsxdesign.com\/blog\/lifestyle\/miti-e-credenze-popolari\/#Alieni_e_civilta_misteriose_il_fascino_dellinspiegabile\" >Alieni e civilt\u00e0 misteriose: il fascino dell&#8217;inspiegabile<\/a><ul class='ez-toc-list-level-3' ><li class='ez-toc-heading-level-3'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-7\" href=\"https:\/\/www.vsxdesign.com\/blog\/lifestyle\/miti-e-credenze-popolari\/#Lerrore_logico_dietro_il_mito\" >L&#8217;errore logico dietro il mito<\/a><\/li><\/ul><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-8\" href=\"https:\/\/www.vsxdesign.com\/blog\/lifestyle\/miti-e-credenze-popolari\/#Perche_smentire_non_basta_e_che_cosa_funziona_davvero\" >Perch\u00e9 smentire non basta (e che cosa funziona davvero)<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-9\" href=\"https:\/\/www.vsxdesign.com\/blog\/lifestyle\/miti-e-credenze-popolari\/#Unidea_per_leggere_il_mondo_con_occhi_nuovi\" >Un&#8217;idea per leggere il mondo con occhi nuovi<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-10\" href=\"https:\/\/www.vsxdesign.com\/blog\/lifestyle\/miti-e-credenze-popolari\/#Vuoi_approfondire_Il_libro_ti_aspetta_su_Amazon\" >Vuoi approfondire? Il libro ti aspetta su Amazon<\/a><\/li><\/ul><\/nav><\/div>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Prima_di_tutto_i_miti_non_sono_solo_errori\"><\/span>Prima di tutto: i miti non sono (solo) errori<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo passo per capire perch\u00e9 ci crediamo \u00e8 smettere di considerare i miti come semplici errori di informazione. Un errore \u00e8 un dato sbagliato che si corregge con un dato giusto. Un mito \u00e8 qualcosa di pi\u00f9: una piccola storia che spiega, consola, orienta, e che per questo si trasmette di bocca in bocca per generazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le credenze popolari svolgono funzioni precise. Danno un&#8217;etichetta a ci\u00f2 che spaventa, offrono una regola semplice in un mondo complicato, creano appartenenza (condividere una superstizione \u00e8 un modo per dire &#8220;siamo della stessa famiglia&#8221;), e ci restituiscono la sensazione di avere un minimo di controllo su eventi che controlliamo poco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo ultimo aspetto \u00e8 stato osservato in modo molto concreto dall&#8217;antropologo Bronis\u0142aw Malinowski, che studi\u00f2 i pescatori delle isole Trobriand all&#8217;inizio del Novecento. Nella laguna, dove il pescato era abbondante e il rischio basso, i pescatori usavano soltanto la tecnica. In mare aperto, invece, dove le tempeste e l&#8217;incertezza erano alte, praticavano elaborati rituali magici prima di partire. La magia non compariva dove c&#8217;era sicurezza, ma dove c&#8217;era paura. Le superstizioni, in altre parole, crescono nei punti in cui la nostra capacit\u00e0 di previsione si assottiglia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Conoscere questa funzione psicologica cambia il modo di affrontare i miti: se una credenza risponde a un bisogno profondo, non basta dire &#8220;\u00e8 falsa&#8221;. Bisogna anche capire a quale bisogno risponde.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Il_cervello_e_una_macchina_per_trovare_schemi_anche_dove_non_ci_sono\"><\/span>Il cervello \u00e8 una macchina per trovare schemi (anche dove non ci sono)<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Veniamo al secondo ingrediente, forse il pi\u00f9 importante. Il nostro cervello si \u00e8 evoluto per individuare relazioni di causa ed effetto in fretta, perch\u00e9 per i nostri antenati una decisione rapida contava pi\u00f9 di una decisione perfetta. Se senti un fruscio nell&#8217;erba e pensi a un predatore, e invece \u00e8 solo il vento, perdi un po&#8217; di energia. Se pensi al vento e invece \u00e8 un predatore, perdi la vita. Gli psicologi parlano di &#8220;gestione dell&#8217;errore&#8221;: un sistema che accetta molti falsi allarmi pur di non lasciarsi sfuggire i pericoli veri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il risultato \u00e8 che siamo straordinari nel riconoscere schemi, ma un po&#8217; troppo generosi: vediamo volti nelle nuvole, intenzioni nei fenomeni naturali, e legami causali tra eventi che semplicemente capitano uno dopo l&#8217;altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un esperimento celebre lo mostra bene. Nel 1948 lo psicologo B. F. Skinner mise dei piccioni affamati in una gabbia e li fece nutrire a intervalli regolari, indipendentemente da ci\u00f2 che facevano. Diversi animali svilupparono comportamenti ripetitivi e bizzarri, come girare su se stessi o muovere la testa in un certo modo, come se quel gesto avesse &#8220;causato&#8221; l&#8217;arrivo del cibo. Gli studi successivi hanno discusso come interpretare questi risultati, ma l&#8217;idea di fondo resta efficace: se un&#8217;azione precede per caso un evento positivo, pu\u00f2 nascere l&#8217;impressione di un legame.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo si aggiunge l&#8217;illusione di controllo, studiata dalla psicologa Ellen Langer negli anni Settanta: le persone che sceglievano personalmente il proprio biglietto della lotteria lo valutavano di pi\u00f9, e chiedevano una cifra pi\u00f9 alta per cederlo, rispetto a chi lo riceveva gi\u00e0 assegnato. Ovviamente le probabilit\u00e0 di vincita erano identiche. Scegliere dava solo la sensazione di poter influire su un esito del tutto casuale.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Il_corno_il_gatto_nero_e_lombrello\"><\/span>Il corno, il gatto nero e l&#8217;ombrello<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con questi strumenti in mano, le superstizioni di tutti i giorni diventano pi\u00f9 comprensibili. Prendiamo il <strong>corno portafortuna<\/strong>, il celebre cornetto napoletano. La tradizione lo associa alla protezione dal malocchio, e le radici di questo simbolismo sono antichissime: i corni sono da sempre legati a forza, fertilit\u00e0 e abbondanza, e gi\u00e0 nel mondo romano circolavano amuleti con funzioni apotropaiche, cio\u00e8 pensati per allontanare l&#8217;invidia e il male. Non esiste alcun meccanismo per cui un oggetto di corallo o di plastica rossa possa deviare gli eventi. Esiste per\u00f2 un meccanismo psicologico: portare con s\u00e9 un amuleto d\u00e0 un senso di sicurezza, e la sicurezza pu\u00f2 influire sul modo in cui affrontiamo una prova.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su questo punto la ricerca \u00e8 curiosa. Uno studio pubblicato nel 2010 su <em>Psychological Science<\/em> suggeriva che indurre le persone a sentirsi &#8220;fortunate&#8221; (per esempio dicendo loro che stavano usando la pallina fortunata) migliorava la prestazione in alcuni compiti, probabilmente aumentando la fiducia in se stessi. Sono risultati da prendere con prudenza e da verificare con altre ripetizioni, ma illustrano un punto sottile: la superstizione non funziona perch\u00e9 il mondo \u00e8 magico, ma pu\u00f2 sembrare che funzioni perch\u00e9 cambia il nostro stato d&#8217;animo. \u00c8 una delle ragioni per cui \u00e8 cos\u00ec difficile da sradicare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <strong>gatto nero che porta sfortuna<\/strong> \u00e8 un caso istruttivo per un altro motivo: dipende dal luogo. In Italia e in molti paesi occidentali un gatto nero che attraversa la strada \u00e8 un cattivo presagio, mentre in altre tradizioni, per esempio in diverse zone del Regno Unito e del Giappone, viene associato alla buona sorte. Se una credenza cambia cos\u00ec tanto da una cultura all&#8217;altra, \u00e8 un forte indizio che a determinarla sia la storia, non la realt\u00e0. Nel caso europeo pesano soprattutto le antiche associazioni tra gatti, notte, stregoneria e demonio, rafforzate nel Medioevo. A mantenerla viva pensa poi la <strong>distorsione di conferma<\/strong>: ricordiamo l&#8217;unica volta in cui, dopo aver visto un gatto nero, ci \u00e8 capitato qualcosa di spiacevole, e dimentichiamo le centinaia di volte in cui non \u00e8 successo nulla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;<strong>ombrello aperto in casa<\/strong>, infine, \u00e8 forse il caso in cui la spiegazione storica \u00e8 pi\u00f9 concreta. Secondo una delle ipotesi pi\u00f9 diffuse, i primi ombrelli con stecche metalliche e meccanismo a scatto potevano davvero fare danni se aperti in un ambiente chiuso: ferire qualcuno, rompere un vaso, far cadere una lampada. Una norma pratica di buon senso, insomma, che col tempo si \u00e8 trasformata in un presagio. \u00c8 un meccanismo frequentissimo: un consiglio utile, privato del suo motivo, diventa un divieto misterioso, e il divieto misterioso sopravvive molto pi\u00f9 a lungo del consiglio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il filo rosso \u00e8 chiaro: queste superstizioni non sono sciocchezze casuali, ma sottoprodotti perfettamente comprensibili di come funziona la nostra mente. Capirlo permette di guardarle con pi\u00f9 indulgenza e, allo stesso tempo, con pi\u00f9 lucidit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Quando_il_mito_diventa_pericoloso_il_caso_dei_vaccini_e_dellautismo\"><\/span>Quando il mito diventa pericoloso: il caso dei vaccini e dell&#8217;autismo<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Toccare ferro non fa male a nessuno. Altre credenze, invece, s\u00ec. Tra gli esempi pi\u00f9 gravi, e tra quelli che la descrizione del libro cita esplicitamente, c&#8217;\u00e8 l&#8217;idea che i vaccini causino l&#8217;autismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La storia \u00e8 nota e merita di essere ripercorsa con precisione. Nel 1998 la rivista <em>The Lancet<\/em> pubblic\u00f2 uno studio su dodici bambini firmato da Andrew Wakefield, che ipotizzava un legame tra il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia e un presunto nuovo disturbo. Lo studio era minuscolo, privo di gruppo di controllo, e fin dall&#8217;inizio non dimostrava affatto ci\u00f2 che i titoli dei giornali gli fecero dire. Negli anni successivi emersero gravi problemi: conflitti di interesse non dichiarati, violazioni etiche e dati manipolati, come document\u00f2 un&#8217;inchiesta del giornalista Brian Deer. Nel 2010 <em>The Lancet<\/em> ritratt\u00f2 integralmente l&#8217;articolo, e lo stesso anno Wakefield fu radiato dall&#8217;albo dei medici nel Regno Unito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel frattempo la scienza aveva fatto quello che deve fare: verificare. Studi epidemiologici condotti in vari paesi su centinaia di migliaia di bambini non hanno trovato alcun aumento del rischio di autismo tra i vaccinati. Uno dei pi\u00f9 ampi, uno studio di coorte danese pubblicato nel 2019 su oltre seicentocinquantamila bambini, ha confermato che il vaccino contro il morbillo non aumenta il rischio, nemmeno nei bambini considerati pi\u00f9 a rischio per altre ragioni. Anche l&#8217;ipotesi alternativa, quella dei conservanti a base di mercurio, \u00e8 stata messa alla prova: nonostante tali composti siano stati eliminati dalla maggior parte dei vaccini pediatrici all&#8217;inizio degli anni Duemila, le diagnosi di autismo non sono diminuite.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Perche_questo_mito_e_cosi_resistente\"><\/span>Perch\u00e9 questo mito \u00e8 cos\u00ec resistente?<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La risposta sta in una combinazione di fattori psicologici e sociali. Il primo \u00e8 una coincidenza temporale: i primi segni dell&#8217;autismo diventano spesso evidenti intorno al primo anno e mezzo di vita, cio\u00e8 proprio nel periodo in cui si somministrano alcune vaccinazioni. Il nostro cervello legge &#8220;dopo&#8221; come &#8220;a causa di&#8221;, un errore cos\u00ec comune che ha un nome latino, <em>post hoc ergo propter hoc<\/em>. Un genitore che nota i primi segni subito dopo una vaccinazione vive la sequenza come una prova, anche se la statistica dice il contrario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il secondo fattore \u00e8 la ricerca di una causa. L&#8217;autismo, come molte condizioni del neurosviluppo, ha origini complesse e in gran parte genetiche, e questo lascia insoddisfatti chi vorrebbe un colpevole preciso. Una spiegazione semplice, con un responsabile identificabile, \u00e8 psicologicamente molto pi\u00f9 appagante di una risposta articolata che dice &#8220;\u00e8 una combinazione di fattori&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il terzo \u00e8 la sfiducia: chi ha gi\u00e0 un&#8217;esperienza negativa con il sistema sanitario, o semplicemente diffida delle istituzioni, pu\u00f2 trovare pi\u00f9 credibile una storia che denuncia un presunto insabbiamento. Qui la comunicazione scientifica deve fare i conti con un punto delicato: non basta avere ragione, bisogna anche essere ascoltati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le conseguenze di questo mito non sono teoriche. Il calo delle coperture vaccinali ha contribuito, negli ultimi anni, alla ricomparsa di focolai di morbillo in molti paesi europei, Italia compresa, con migliaia di casi e diversi ricoveri. Una malattia che si credeva quasi sotto controllo \u00e8 tornata proprio perch\u00e9 una credenza infondata ha ridotto la protezione collettiva. \u00c8 la dimostrazione pi\u00f9 nitida del motivo per cui smontare i miti non \u00e8 un passatempo da saccenti, ma un servizio alla salute pubblica.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Alieni_e_civilta_misteriose_il_fascino_dellinspiegabile\"><\/span>Alieni e civilt\u00e0 misteriose: il fascino dell&#8217;inspiegabile<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All&#8217;estremo opposto per gravit\u00e0, ma identico per meccanismi, c&#8217;\u00e8 un altro grande classico: l&#8217;idea che gli alieni abbiano visitato la Terra e lasciato tracce del loro passaggio. Se il vaccino ci fa riflettere sul pericolo delle credenze, gli extraterrestri ci mostrano quanto sia irresistibile la loro seduzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;epoca moderna degli avvistamenti comincia nel giugno del 1947, quando il pilota Kenneth Arnold rifer\u00ec di aver visto nove oggetti luminosi muoversi a grande velocit\u00e0 vicino al Monte Rainier, negli Stati Uniti. Da una sua descrizione del movimento (come un piattino che rimbalza sull&#8217;acqua) la stampa coni\u00f2 l&#8217;espressione &#8220;dischi volanti&#8221;. Poche settimane dopo ci fu il caso di Roswell, nel New Mexico: un comunicato dell&#8217;esercito parl\u00f2 inizialmente di un disco recuperato, per poi correggersi il giorno dopo e attribuire tutto a un pallone meteorologico. Decenni pi\u00f9 tardi, negli anni Novanta, l&#8217;aeronautica statunitense rese pubblico che si trattava in realt\u00e0 di un pallone di un progetto segreto, il Project Mogul, destinato a rilevare eventuali esplosioni nucleari sovietiche. Un segreto militare, non un segreto extraterrestre: eppure la storia di una &#8220;copertura&#8221; trov\u00f2 terreno fertile e prosper\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un&#8217;altra famiglia di racconti riguarda le antiche civilt\u00e0: dalle piramidi egizie alle linee di Nazca, la tesi degli &#8220;antichi astronauti&#8221;, resa popolare dagli anni Sessanta dagli scritti di Erich von D\u00e4niken, sostiene che persone del passato non potessero aver realizzato opere simili senza aiuto esterno. Ma i dati archeologici dicono altro. A Giza sono stati scoperti il villaggio degli operai, con panifici, magazzini e tombe dei lavoratori, e nel 2013, a Wadi al-Jarf, sono stati ritrovati i papiri con il diario di un capo squadra, Merer, che registrava il trasporto dei blocchi di calcare per la grande piramide. Non sono misteri irrisolti: sono documenti che raccontano come ci riuscirono, con organizzazione, competenza e un enorme lavoro umano.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Lerrore_logico_dietro_il_mito\"><\/span>L&#8217;errore logico dietro il mito<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla base di queste credenze c&#8217;\u00e8 uno schema ricorrente, detto <strong>argomento dall&#8217;ignoranza<\/strong>: &#8220;non so spiegare come sia stato fatto, dunque deve essere stato qualcun altro&#8221;. In realt\u00e0, la nostra mancanza di una spiegazione immediata non \u00e8 una prova di nulla, se non dei limiti della nostra immaginazione. C&#8217;\u00e8 anche, sotto sotto, una certa condiscendenza verso gli antichi: pensare che non potessero ingegnarsi da soli significa sottovalutarne l&#8217;intelligenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vale la pena essere onesti, per\u00f2, su un punto che i buoni divulgatori sottolineano sempre: la scienza non afferma che la vita extraterrestre sia impossibile. Anzi, la ricerca di mondi abitabili e di tracce biologiche \u00e8 un campo serissimo. Ci\u00f2 che la scienza dice \u00e8 un&#8217;altra cosa: finora non esiste una prova solida che qualcuno sia venuto a farci visita. Come ricordava Carl Sagan, che rese celebre un principio gi\u00e0 circolante tra gli scettici, le affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. Distinguere tra &#8220;\u00e8 possibile&#8221; e &#8220;\u00e8 dimostrato&#8221; \u00e8 esattamente l&#8217;esercizio mentale che i miti ci chiedono di fare e che spesso saltiamo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Perche_smentire_non_basta_e_che_cosa_funziona_davvero\"><\/span>Perch\u00e9 smentire non basta (e che cosa funziona davvero)<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arriviamo al punto pi\u00f9 scomodo. Se bastasse mostrare i fatti, i miti sarebbero scomparsi da un pezzo. Perch\u00e9 non succede?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un primo motivo \u00e8 l&#8217;<strong>effetto di verit\u00e0 illusoria<\/strong>, documentato negli anni Settanta: ci\u00f2 che ci viene ripetuto pi\u00f9 volte ci appare pi\u00f9 credibile, anche se all&#8217;inizio sapevamo che era falso. Un mito raccontato mille volte ha un vantaggio di familiarit\u00e0 su qualsiasi smentita, ascoltata una volta sola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un secondo motivo \u00e8 l&#8217;<strong>identit\u00e0<\/strong>. Molte credenze non sono opinioni isolate, ma tessere di un&#8217;appartenenza: rinunciare a una convinzione significa, in qualche modo, tradire un gruppo. Per questo le correzioni che suonano come attacchi personali producono chiusura, non riflessione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 anche parlato molto di un presunto &#8220;effetto boomerang&#8221;, secondo cui le smentite rafforzerebbero la convinzione che vogliono correggere. Le ricerche successive, incluso un grande studio del 2019, suggeriscono per\u00f2 che sia molto pi\u00f9 raro di quanto si credesse: in genere, le correzioni funzionano almeno un poco. La cattiva notizia \u00e8 che il loro effetto tende a svanire col tempo. Il lavoro di smentita va quindi fatto con pazienza, e ripetuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che cosa funziona, allora? Gli studiosi di comunicazione, come Stephan Lewandowsky e John Cook nel loro manuale sul debunking, indicano alcune buone pratiche che si possono riassumere in poche regole:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>partire dal fatto vero<\/strong>, non dal mito, in modo che sia la versione corretta a restare impressa;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>avvisare prima di nominare il mito<\/strong>, in modo che chi legge sappia che sta per incontrare un&#8217;idea sbagliata;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>spiegare l&#8217;errore di ragionamento<\/strong> che rende il mito convincente, non solo dire che \u00e8 falso;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>offrire una spiegazione alternativa<\/strong>, perch\u00e9 la mente tollera male il vuoto: togliere un&#8217;idea senza sostituirla con un&#8217;altra \u00e8 un lavoro a met\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A queste si affianca la cosiddetta <em>prebunking<\/em>, o &#8220;inoculazione&#8221;: insegnare in anticipo a riconoscere le tecniche della disinformazione, in modo da affrontarla con pi\u00f9 anticorpi. Un&#8217;informazione che impari a riconoscere come manipolatoria perde buona parte della sua presa.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Unidea_per_leggere_il_mondo_con_occhi_nuovi\"><\/span>Un&#8217;idea per leggere il mondo con occhi nuovi<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto questo ci riporta al punto di partenza. La domanda &#8220;perch\u00e9 ci crediamo?&#8221; non ha una risposta sola, ma un intreccio di risposte: perch\u00e9 il cervello cerca schemi, perch\u00e9 le storie confortano, perch\u00e9 la ripetizione convince, perch\u00e9 le credenze ci legano agli altri. Capirlo non ci rende immuni, ma ci rende pi\u00f9 attenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 qui che si colloca il libro da cui siamo partiti. Secondo la sua presentazione, <em>&#8220;Perch\u00e9 ci crediamo? 99 miti e credenze popolari analizzati e smontati dalla scienza&#8221;<\/em> \u00e8 un volume di oltre cinquecento pagine che passa in rassegna novantanove convinzioni diffuse, dalle superstizioni di ogni giorno come il corno portafortuna e l&#8217;ombrello aperto in casa fino agli errori scientifici pi\u00f9 seri come quello del legame tra vaccini e autismo. Ogni capitolo, stando alla descrizione, ricostruisce le radici di una credenza e la smonta con argomentazioni scientifiche chiare e accessibili, e lo fa con una scrittura coinvolgente e qualche dose di umorismo, che non guasta quando si parla di argomenti complessi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La struttura sembra rispecchiare proprio le buone pratiche del debunking di cui abbiamo parlato: non limitarsi a dire &#8220;\u00e8 falso&#8221;, ma spiegare <em>da dove nasce<\/em> il mito, <em>perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec convincente<\/em> e <em>che cosa dicono davvero i dati<\/em>. Tra le domande a cui il libro promette di rispondere ci sono, per esempio: che cosa c&#8217;\u00e8 di vero dietro l&#8217;idea che un gatto nero porti sfortuna, quale sia la verit\u00e0 sulla sicurezza dei vaccini, e che cosa dire dei racconti sugli alieni che avrebbero visitato la Terra.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Vuoi_approfondire_Il_libro_ti_aspetta_su_Amazon\"><\/span>Vuoi approfondire? Il libro ti aspetta su Amazon<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se questo articolo ha stuzzicato la tua curiosit\u00e0, il passo successivo \u00e8 naturale. Un singolo mito si pu\u00f2 smontare in poche righe, ma la vera forza sta nell&#8217;abitudine a farlo: nel guardare un&#8217;affermazione, qualunque essa sia, e chiedersi da dove viene, chi lo dice, che prove ci sono e quali spiegazioni alternative esistono. Novantanove capitoli sono un ottimo allenamento per questo tipo di sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Se vuoi leggere il libro, trovi <em>&#8220;<strong><a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/dp\/B0DYTNGCDR\">Perch\u00e9 ci crediamo?: 99 miti e credenze popolari analizzati e smontati dalla scienza<\/a><\/strong>&#8220;<\/em> su Amazon<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 una lettura pensata per chi \u00e8 curioso della mente umana e del potere delle credenze, per chi vuole difendersi dalle leggende metropolitane e dalla disinformazione, e anche per chi, semplicemente, ama scoprire che dietro a ogni &#8220;si \u00e8 sempre detto cos\u00ec&#8221; c&#8217;\u00e8 quasi sempre una storia interessante da raccontare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prossima volta che qualcuno ti dir\u00e0 che un gatto nero ti porter\u00e0 sfortuna, potrai sorridere, spiegargli come nasce quella credenza e, magari, regalargli il libro<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal gatto nero all&#8217;ombrello aperto in casa, dai vaccini agli alieni: un viaggio nella psicologia delle credenze popolari Quante volte hai toccato ferro, incrociato le dita o evitato di passare sotto una scala &#8220;per sicurezza&#8221;? 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